Bruno Tamos

Bruno Tamos
Fotografia

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Sono un ladro, rubo sguardi ed espressioni. Osservo la gente che va e viene lungo la via, camminano soli accompagnati solo dalla fretta o forse dall’angoscia. Guardo, attento, incrocio gli sguardi e ne scruto i pensieri.

Occhi che si incontrano, occhi che nascondono l’anima nel suo sguardo.

Incontro una ragazza, giovane, ha un sorriso che le illumina il viso, osservo quegli occhi verdi azzurri, profondi e misteriosi, ed era come se il mare si aprisse per rispecchiare le infinite solitudini del cielo.

Ma è pur sempre vero: in certi occhi respiri le storie, i viaggi, e le canzoni più belle.

Nuvole di cartapesta in questo cielo di latta, poi solo occhi gonfi di sogni delusi dalla vita. Nella luce fioca dei ricordi appasisce il cuore, il campanile vicino rintocca l’ora dei silenzi, il vento sussurra piano parole ancora da scrivere. Ecco i closhards, nella loro solitudine fatta di silenzi e tristezze per una vita che li ha traditi. Occhi senza luce, occhi di dolore, espressioni di rancore, vita di ogni giorno senza più alcuna speranza.

Ma sono occhi ancora vivi, con domande che non possono esprimere, come se non esistessero ancora le parole con cui formarle.

Ma d’altra parte cos’è la bellezza in fotografia se non l’esaltazione artistica delle disgrazie e miserie umane.

Talvolta uso l’arma del sorriso per aprire porte sbarrate da sempre per tentare di leggere in quei volti, in quelli occhi, in quelle espressioni storie, racconti forse troppo intimi che le parole non potranno mai raccontare.

Continuo a fotografare per non smettere di guardare, perché la fotografia è un vedere ciò che non è neppure visibile ma mi ha offerto la possibilità di imparare a notare certi aspetti del mondo, che benché veduti, erano fino al momento dello scatto, passati inosservati.

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