In un articolo di recensione della mostra personale della pittrice Alice Dreossi, sul Giornale del Friuli del settembre 1924, si legge : "L'esposizione ha rivelato nella Famiglia degli Artisti Friulani un altro ottimo elemento sino ad ora sconosciuto, che però si è già affermato brillantemente in altre città. "

Si è dovuti giungere poi fino al 1969, due anni dopo la morte dell'artista, perché la città di Udine desse degno tributo ad una donna che aveva dedicato interamente e con passione la vita all'arte. Ed è questa tenacia, questa continuità, che bisogna apprezzare e valorizzare nella pittrice Alice Dreossi, anche se la sua arte è rimasta estranea ad avanguardie ed ha mantenuto una linea pittorica in sintonia con la tradizione accademica ottocentesca e con un generico tardo impressionismo.

Appartenente alla borghesia friulana, non scelse la strada dell'uncinetto e del focolare domestico, ma preferì Venezia e la sua prestigiosa Accademia di Belle Arti, nel primissimo decennio del Novecento, dove ebbe come insegnanti Ettore Tito per il disegno e Guglielmo Ciardi per le vedute di paese e di mare.

Fu questo il primo incontro con una realtà artistica decisamente diversa da quella locale, chiusa del Friuli e di Cervignano, suo paese natale, dove però amò sempre ritirarsi per dipingere scorci del fiume Aussa al variare di condizioni di luce e atmosfera.

La città lagunare le lasciò un segno talmente forte che la scelse poi come sua prima residenza.
Conclusa la formazione accademica, entrò a far parte del Circolo Artistico Triestino e in veste di nuova socia le fu dedicata una caricatura dal pittore Carlo Wostry nel 1907.

In questi anni insegnò disegno nel Civico Liceo femminile a Trieste, ma non si fermò qui e attratta dagli echi secessionistici raggiunse Monaco di Baviera nel 1912; dalla capitale bavarese si spostò poi a Dachau, attirata dal gruppo artistico denominato "Die Scholle", che si era staccato dalla Secessione, dove trovò in uno dei fondatori, il pittore Carl Hans Scrader-Velgen, un valido maestro.

Gli aspetti principali del gruppo erano la pittura en pleìn air, l'amore per il paesaggio e per i temi naturali che si incarnavano in una sorta di filosofia di vita protagonista di un ritrovato rapporto con il mondo rurale e la natura circostante. La pittura praticata dalla Dreossi in questo periodo, a diretto contatto con le variazioni di luce e di condizioni atmosferiche, predilesse soggetti come fiumi, campagne, che consentivano oltre all'esperienza dalla lichtmalerei, pittura di luce, anche quella dello stimmungespressionismus, pittura degli stati d',animo.

Negli anni Dieci notiamo anche degli accenni espressionistici nell'arte dell'artista friulana, colori forti e accesi, pennellate dense e ondulate.

Rientrata in Italia nel periodo prebellico, espose a Roma, con il Gruppo "secessionistico" Probitas, nato da un contrasto interno con la conservatrice Società di Amatori e Cultori di Belle Arti, contro l'arte da Esposizione, l'eccesso di compostezza, misura, delicatezza e grazia.

Durante la Grande Guerra fu costretta profuga a Firenze e poi a Genova, dove avvenne un altro decisivo incontro per la sua carriera artistica: quello con il pittore Cesare Maggi, che aveva da poco abbandonato la tecnica divisionista. Fu sua allieva per due anni, da questa frequentazione nacque l'amore per il paesaggio montano testimoniato dalle vedute di Coun-nayeur e del Monte Bianco, sostituite con gli scorci delle Dolomiti di Cortina d'Ampezzo una volta rientrata a Venezia.

Caratteristica di questo periodo è la pennellata diagonale, incrociata, non più larga, piatta e costruttiva.

Gli anni Venti furono di grande attività artistica, si trasferì definitivamente a Venezia, dove iniziò a frequentare con assiduità la vita culturale de - Ila città, si interessò alla teosofia, fu una presenza costante alle mostre di Ca' Pesaro, si dedicò alle incisioni con il Brugnoli, partecipò alle Biennali Internazionali d'Arte del 1924, in cui espose un suo quadro particolarmente sentito, intitolato "Dalla Terrazza", e del 1926; alle Esposizioni dì Belle Arti di Torino del 1927 e del 1928, in cui ottiene
riconoscimenti dalla critica francese. Ricordiamo inoltre le presenze alla Prima e Seconda Mostra del Paesaggio Italiano di Bologna rispettivamente nel 1924 e nel 1927,dove ricevette l'unico riconoscimento ufficiale della sua vita, ovvero la medaglia del Club Alpino Italiano, per il miglior paesaggio montano, la presenza ad una personale ad Udine nel 1924 e alle Biennali Friulane d'Arte del 1926 e del 1928.

Gli anni Trenta furono quelli delle Esposizioni regionali d'arte del Sindacato fascista a Udine e Padova, dove, lontana da avanguardie novecentiste e secessionistiche mantenne il suo carattere tardo ottocentesco che si manifestò in quadretti di genere, rappresentanti fresche e veloci impressioni momentanee, realizzate con una pennellata sciolta e pastosa, i cui temi prediletti furono le marine.

Altra caratteristica di questo periodo fu la ritrattistica, espressa con Ieraticità, monumentalità, in linea con i dettami fascisti.

Negli anni Quaranta, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, si trasferì a Tarcento, dove ritrasse i dolci paesaggi collinari friulani, con adesione al vero, ricerca del colore e dell'effetto di luce, realizzò anche quadri in cui immaginò drammaticamente scene ambientate durante la Campagna di Russia, e dipinse verosimilmente un gruppo di Russi sul Torre.

Qui iniziò la semplificazione formale della composizione, figure appena abbozzate e pochi tocchi decisi di pennello.

Alla fine della guerra passò gli ultimi anni della sua vita al Lido, dipingendo serenamente il Viale Grande, strade alberate e assolate, mercati rionali e fiori, con una tecnica sempre più semplificata, sicura e il prevalente uso di toni pastello.

Dal 1955 si ritirò a Vicenza, in un pensionato, stava iniziando a perdere la vista, ma continuò indefessa a dipingere, ne è testimonianza una tra le ultime opere, l'autoritratto a ottantaquattro anni, in cui il colore si libera da ogni convenzione e gli occhi della pittrice sono avvolti in un limbo, segno drammatico della fine di una vita dedita all'arte. Morì ad Udine nel 1967.

Elisabetta Milan

 
ALICE DREOSSI PITTRICE (1882-1967) di Elisabetta Milan
 
In un articolo di recensione della mostra personale della pittrice Alice Dreossi, sul Giornale del Friuli del settembre 1924, si legge : "L'esposizione ha rivelato nella Famiglia degli Artisti Friulani un altro ottimo elemento sino ad ora sconosciuto, che però si è già affermato brillantemente in altre città. "
 
Si è dovuti giungere poi fino al 1969, due anni dopo la morte dell'artista, perché la città di Udine desse degno tributo ad una donna che aveva dedicato interamente e con passione la vita all'arte. Ed è questa tenacia, questa continuità, che bisogna apprezzare e valorizzare nella pittrice Alice Dreossi, anche se la sua arte è rimasta estranea ad avanguardie ed ha mantenuto una linea pittorica in sintonia con la tradizione accademica ottocentesca e con un generico tardo impressionismo.